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Hitec 2000 e la ricerca scientifica a
favore dei settori spesso sottovalutati.
Hitec 2000 è un’azienda che ha sede in provincia di
Catania e opera in tutta Italia, sviluppando impianti,
servizi avanzati e prodotti in vari settori Hi-tech.
«La
nostra -spiega Carlo G. Campisano, presidente e fondatore
di Hitec 2000- è una società di servizi che offre la
propria attività alla ricerca scientifica e all’industria.
Progettiamo e realizziamo per conto dei nostri committenti
-industrie dei settori più avanzati o centri di ricerca
scientifica- apparecchiature che rispondono a delle loro
specifiche esigenze».
Con quali enti collaborate?
«Con l’Istituto di Fisica Nucleare, il CNR, l’Istituto
Nazionale di Astrofisica, la Marina e l’Aeronautica
Militare -per citarne alcuni- e aziende quali STMicroelectronics,
Angelantoni Industrie, Assitec, Elme,
Gambetti Kenologia, Inficon, Pfeiffer Vacuum Italia,
Sistec».
Cosa pensa dell’attuale stato dell’ “Etna
Valley” catanese?
«L’ “Etna Valley” è nata circa tre anni fa con la crescita
della ST e delle altre aziende che hanno costituito un
indotto e offerto posti di lavoro. È stato un momento
florido, ma adesso l’unica realtà produttiva rimasta è la Stmicroelectronics.
Infatti, tutte le grandi aziende che avevano aperto qui
dei centri di ricerca, (anche per usufruire dei finanziamenti della Comunità Europea, perché il
nostro territorio rientra nelle Aree Obiettivo 1), sono
andate via o hanno
chiuso.
L’Etna Valley è, allo stato attuale, un campo vuoto, anzi
svuotato e dubito che l’imprenditoria locale abbia voglia
di investire nel futuro, anche se mi auguro che ciò
accada».
Quali sono le iniziative che dovrebbe attuare
l’amministrazione a sostegno delle singole aziende?
«Le pubbliche amministrazioni dovrebbero lasciare in mano
agli imprenditori il settore in questione»
Esiste la collaborazione fra le aziende?
«Non esiste. Per esperienza, posso dire che le aziende del
territorio non si conoscono fra loro e, spesso, cercano
servizi al di fuori della Sicilia»
Siete stati colpiti dalla crisi economica?
«Solo di striscio, perché siamo una microazienda. Ma,
adesso, tutto sta ripartendo.»
Quali sono le strategie che dovrebbero adottare le pmi per
riprendersi dal periodo di crisi?
«Le imprese non possono aspettare stando ferme. Occorre
allearsi con grandi aziende, anche se spesso si corre il
rischio di essere fagocitati da esse, oppure
riorganizzarsi internamente.
Noi puntiamo sull’innovazione dei processi a basso valore
aggiunto. Continuiamo ad appoggiare la ricerca
scientifica, ma cerchiamo attività nei settori spesso
sottovalutati, come la cantieristica navale o
l’agricoltura. Un po’ tutti i settori tradizionali sentono
oggi l’esigenza di innovarsi e hanno bisogno di chi può
aiutarli ad innovare i loro prodotti o i processi
produttivi. Credo che in questo campo ci siano delle
favorevoli opportunità lavorative. Spesso i ricercatori
preferiscono la ricerca pura e la microelettronica agli
altri settori, ma occorre una sinergia tra aziende e
ricerca in qualsiasi campo».
Nei vostri futuri progetti ci sono delle novità?
«Stiamo lavorando per partecipare alla conferenza AIV,
Associazione Italiana del vuoto, che si terrà a Venezia
alla fine di giugno 2004, e lì, presenteremo uno stand che
rappresenterà il territorio dell’Etna Valley.
In più, ci stiamo occupando di un progetto nel campo
dell’agricoltura: le coltivazioni in serra prevedono la
sterilizzazione con il bromuro di metile, che potrà essere
utilizzato fino al 2005. In questo momento non esistono
alternative meno aggressive, tranne i processi di
solarizzazione che sono però molto costosi. La mia idea è
quella di utilizzare, al posto del bromuro di metile,
elettroni accelerati per la disinfezione, istallando su
alcuni trattori un acceleratore di particelle.
Per mettere
insieme innovazione e tradizione, è necessario però unire
le varie competenze e coinvolgere l’Assessorato
all’agricoltura. Inoltre, occorre l’aiuto della parte
scientifica. Tutti questi sono processi lenti, ma spero di
poter dare una possibilità a un settore spesso
sottovalutato».
Ha un sogno per la sua azienda?
« Il sogno è già l’azienda. Ma sogno anche la
collaborazione tra le pmi e non l’indifferenza. A Catania
ci sono troppi “primi attori” che dovrebbero avere un fine
unico e mettersi d’accordo tra loro».
Angela Marina Strano
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